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Titolo: La Fatica

La fatica acuta
L’esercizio fisico sollecita a mettere in atto tutta una serie di aggiustamenti metabolici, neuroendocrini e cardiorespiratori che ci consentono di far fronte alle aumentate richieste metaboliche imposte dal carico di lavoro.

Se l’intensità dell’esercizio fisico è notevole pari alle nostre capacità massime (intensità massimale) e lo sforzo si protrae nel tempo, tali aggiustamenti diventano progressivamente meno efficienti ( fanno “fatica” ad adeguarsi) è l’organismo avverte e mostra i sintomi della “fatica acuta”

La fatica acuta è un fenomeno complesso

Può essere definito come la “limitazione acuta della prestazione che implica sia un aumento della percezione dello sforzo necessario per sostenere un determinato carico, sia un aumento della percezione dello sforzo necessario per sostenere un determinato carico, sia un’incapacità di sostenere l’intensità, la durata ed eventualmente il ritmo imposto”

La fatica è caratterizzata da due elementi:

Calo della prestazione (oggettivo)

Aumento della percezione dello sforzo (soggettivo)

L’atleta non riesce più a sostenere un determinato sforzo e avverte che questo è diventato molto più “faticoso” e non è più in grado di sostenerlo

“Saggezza del muscolo” è serie di meccanismi per mezzo dei quali il muscolo affaticato tende ad autoproteggersi limitando le sue prestazioni (cerca di non sovraccaricare le sue fibre , per evitare danni sia macroscopici, cioè clinicamente apprezzabili come stiramenti, strappi, ecc. che microscopici caratterizzati da lesioni sulle singole fibre).

Cause della fatica acuta:

-esaurimento delle riserve energetiche (riduzione scorte ATP e CP) è debito “alattacido” se non viene “pagato” rapidamente (ricostituzione scorte ATP e CP) impedisce al muscolo di continuare a contrarsi.

-attività sportive di lunga durata esaurimento delle scorte di glicogeno è notevole calo dell’efficienza: i muscoli possono continuare a contrarsi facendo ricorso ai grassi.

In casi estremi l’esaurimento delle scorte di glicogeno muscolare ed epatico porta ad un vero e proprio crollo dei valori di glucosio nel sangue (ipoglicemia).

La normale ricostituzione delle scorte con l’alimentazione richiede tempi lunghi superiori alle 36-48 ore, ma può essere abbreviata se si assumono carboidrati alla fine dello sforzo.

Gli atleti che praticano discipline in grado di consumare per intero le scorte di glicogeno dovrebbero integrare le riserve durante l’esercizio con maltodestrine o fruttosio già durante lo svolgimento della gara stessa e tale ricostituzione verrebbe accelerata se insieme ai carboidrati è assunta glutammina.

Anche nei giorni che precedono la gara l’alimentazione dovrebbe essere preferibilmente con prevalenza di apporto carboidratico con alimenti costituiti da zuccheri complessi (cibi ricchi in amido come patate, pane e pasta) in modo da aumentare il contenuto iniziale di glicogeno nei muscoli.


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Aggiunto il: 02 febbraio 2004
Autore/Fonte: Maurizio Lollobrigida
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Inviato da: admin
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